Esperienze dei volontari

 

Simone e Marta
 

Simone e Marta

SIMONE

Non mi sono creato aspettative prima di intraprendere questa missione e ora posso dire che ho fatto la scelta migliore. Per vivere al meglio questo tipo di esperienza occorre avere la mente svuotata da ogni pensiero.

In effetti la questione che mi premeva di più era: “cosa posso fare io qua? Come posso adoperarmi?”.

Ciò che mi ha portato qui è quel senso di colpa dovuto al fatto di essere nato e cresciuto in un paese cosiddetto sviluppato, dove quindi (almeno in teoria) non manca nulla (anzi tutto sembra eccedere).

Stare qui mi ha fatto cambiare punto di vista.

Da sempre, gli insegnanti che ho avuto mi hanno portato a farmi l’idea, nella mia coscienza, di essere privilegiato per le cose che possiedo. In realtà ciò che conta è il grado di benessere.

Esso non si misura con le cose. Qui ho imparato che conta di più un sorriso, uno sguardo o una mano tesa ad aiutare chi ti sta vicino per farti star bene.

Penso già come sarà bello tornare a casa e ricordare le persone solo per come sono e non per quello che hanno.

 

MARTA

Quando sei piccolo ti chiedono: cosa vuoi fare da grande? Io rispondevo: la missionaria! Era già deciso che prima o poi ci sarei dovuta venire in Africa. Ho trascorso anni ed anni sui libri, ho trovato un lavoro che mi permettesse di esprimere il mio bisogno di dare e ricevere, ma l’impatto con il mondo vero, quello che non perdona, quello dove la gente di guarda dall’alto al basso, ti squadra dalla testa ai piedi, ti giudica in ogni tua movenza, quello è stato uno schiaffo in faccia.

Credo di aver passato la mia adolescenza in una bolla di cristallo, in un mondo buono e bello che esisteva solo nella mia testa. Quando la mia bolla è scoppiata sono entrata in crisi, ho cercato nuove forze, ho cercato di cambiare. Ma non era la strada giusta. Così ho iniziato a crescere, a restare me stessa ma con una marcia in più, a non aver paura del male ed ad affrontarlo come affronto il bene.

Quest’anno è stato cruciale: tanti cambiamenti, affettivi e lavorativi, sono stata a contatto con la società dei ricchi più ricchi e l’ho trovata così vuota, triste, cupa. Mi sono sentita fortunata, ho deciso di partire.

L’Africa è un mondo al contrario: non perché sia girata nel verso sbagliato ma perché va guardata da un’altra prospettiva.

Sto zitta ad osservare, non tocco, non sposto, non impongo, ascolto, osservo e ricevo. Questo era il pezzo del puzzle che mi mancava ed ora posso tornare a casa e iniziare la MIA vita, scrivere la mia storia, anzi la nostra. Torno pronta a crescere, torno senza paure.

 

 

Nicola

Nicola

L’equilibrio è la strada giusta.

La consapevolezza è il mezzo per percorrerla.

Quale maggior consapevolezza se non quella di vedere con i propri occhi una cultura diametralmente opposta alla nostra?

Mentre un turista può solo dare una breve sbirciata, noi volontari dell’associazione MAISON SANS FRONTIERES abbiamo potuto toccare con mano le abitudini della popolazione del luogo, vivendo assieme a loro e come loro. Integrati nella comunità del villaggio la consapevolezza è autentica.

Ho sempre saputo che il mio aiuto per la costruzione dell’orfanotrofio sarebbe stato ben poco rispetto a quello che avrei ricevuto in cambio.

Il mio lavoro fisico, i mattoni portati sulla testa, le carriole di terra, i secchi d’acqua… tutto questo è niente rispetto alle emozioni e ai sorrisi che questa gente sa regalare.

Questo l’ho capito subito.

Appena messo piede fuori dall’aeroporto una luce diversa invade la vista, colori nuovi e nuovi cromatismi generano sensazioni mai provate.

Sul taxi che viaggia verso il villaggio, a 130 km di distanza, le immagini si susseguono rapide e come un affamato lo sguardo salta da una parte all’altra nel tentativo di non farle sfuggire e catturare ogni istante. Ogni cosa è interessante, ogni cosa è diversa, non bastano gli occhi.

Immaginavo di incontrare una cultura diversa invece mi sento catapultato totalmente in un altro mondo!

La mente cerca di elaborare il tutto e l’unica parola che si avvicina al concetto elaborato è VITA.

Traffico e persone ovunque, odori che riempiono le narici e rumori che riempiono le orecchie. Tutti i sensi sono coinvolti in un vortice di sensazioni indescrivibili.

VITA, ma non come nelle nostre città europee dove ognuno viaggia solitario nel proprio binario. Queste persone sono vive davvero, sorridenti, indaffarate, spensierate, senza binari da seguire, libere…

Molte correnti di pensiero orientali e di meditazione tibetana sostengono che l’Uomo moderno non riesce ad essere sereno perché la sua mente è sempre proiettata al futuro oppure attaccata al passato. Solo vivendo appieno il presente si può trovare la felicità. E in Africa pare proprio che esista solo il presente, istante dopo istante, momento per momento.

Sarà questo il motivo della loro felicità?

Sicuramente l’africano, così poco civilizzato e radicalmente legato ai ritmi naturali, è l’Uomo che più si avvicina alla “semplicità animale”. Senza grossi pensieri, senza malizia e doppi fini, le persone sono dirette e sincere.

Sarà questo il motivo della loro felicità?

In ogni caso l’empatia è forte e la gioia si vede in ogni sguardo…

Nel villaggio di Kuma Tsame Totsi l’accoglienza è unica. Le persone sono disponibili e si respira un’aria di tranquillità e pace. Facce simpatiche ti osservano rilassate e ti parlano in ewè, la lingua locale che assomiglia a una cantilena costante. Le case di fango son prive di energia elettrica e immerse nella vegetazione. Tutto contribuisce

a creare un ritmo di vita lento e disteso, dove il lavoro è ancora totalmente manuale e le giornate si susseguono con semplicità.

Nelle piccole abitazioni si entra solo per dormire e la vita si svolge totalmente all’aperto. Si cucina, si mangia, si gioca, si canta, ci si riposa… Quello che è considerato spazio comune diventa luogo di scambio e condivisione. La solitudine non esiste.

I bimbi ti chiamano per nome da lontano, ti rincorrono e ti saltano addosso, ti fanno le feste e ogni motivo è buono per giocare e ridere.

Coi ragazzi più grandi si crea un sincero legame di fratellanza e ogni momento è giusto per scherzare e divertirsi.

Gli adulti ti salutano ogni volta che passi, anche 10 volte. Ci si scambia qualche parola in un francese più che altro inventato ma in un modo o nell’altro ci si capisce sempre. Ovviamente il dialogo finisce sempre con grosse risate.

Ogni occasione è perfetta per far festa e questo salta agli occhi ogni volta che si mette piede a Kpalimè, una cittadina che dista circa 5 km. La musica è assordante e in ogni angolo c’è qualcuno che balla. I numerosi locali sono semplici ma molto accoglienti e c’è sempre qualcuno che si avvicina al tuo tavolo per coinvolgerti e farti ballare. A fine serata si torna al villaggio ancora euforici ma contenti di trovare un po’ di tranquillità tra le mura di casa. La tregua non dura molto perchè il gallo inizia a cantare prestissimo, ma soprattutto la cerimonia di ingresso a scuola, a suon di canti e tamburi, è la sveglia definitiva che segna l’inizio di un nuovo giorno.

Canzoni e ritmi di tamburi che continuavo a sentire mentre ero in volo verso casa.

Ricordi ancora freschi si presentavano alla mente e la solitudine del viaggio stimolava numerosi pensieri i quali necessitavano di una riorganizzazione.

Tra le tante riflessioni un proverbio mi ronzava in testa insistente: “Qualunque cosa hai pensato dell’Africa, pensaci ancora…”

Come a dire che quella cultura talmente diversa dalla nostra sarà sempre difficile da capire; rimarrà sempre un mistero da svelare. Possiamo pensarci e ripensarci ma le abitudini africane e i loro modi di pensare ci risulteranno sempre incomprensibili.

Non può essere razionalizzata perchè l’Africa è pura emozione.

 

 

 

Paola

Paola

Il mio primo vero Viaggio

Svegliarsi all’alba, andare al cantiere, accendere il fuoco per far da mangiare e tante altre mansioni che andavano fatte quotidianamente, non mi sono mai risultate pesanti, tutto viene fatto con amore, ma soprattutto…col sorriso!!!

Sono partita con la speranza di dare molto…ma la verità è che sono tornata con le valigie “piene”!

I momenti che mi hanno regalato al villaggio erano talmente forti da farmi addormentare sempre felice e sono talmente tanti da avere l’imbarazzo della scelta!

Questa è stata la mia prima esperienza come volontaria, non parlo ne’ il francese, ne’ la lingua locale (ovviamente) ma mai nessuno mi ha lasciato indietro, mi sono sempre sentita sostenuta e compresa. Sono contenta della mia esperienza , anche se avrei voluto parlare meglio il francese perché avevo tante cose da dire! E tante cose da conoscere meglio.

E’ vero, la cultura è profondamente diversa dalla nostra, ma talmente semplice, talmente naturale, che ad abituarti ci metti davvero poco!

Li sono contenti se tu fai qualcosa come loro! Infatti trovi sempre persone che ti fanno vedere cosa devi fare senza umiliarti o comandarti, ma semplicemente per lavorare insieme a te.

Quando camminavo e sentivo un allegro “bonjour” mi sentivo felice.

Tutte le volte che un bimbo mi stringeva forte forte la gamba, mi sentivo amata.

Ma la cosa che più mi paralizzava il sorriso, erano i coretti dei bambini quando dicevano

“ça va tres bien”… è una canzoncina che, fortunatamente, riecheggia forte nella mia testa e che non dimenticherò mai.

Lo consiglierei? OVVIAMENTE!

Perchè è meraviglioso andare così lontano e sentirsi così compresa, sentirsi libera di fare qualcosa per altre persone senza doversi giustificare, confrontarsi con altri modi di pensare e mettersi in discussione.

Perché quando portavo un mattone mi sentivo parte di un progetto, un progetto che ha una filosofia bellissima dietro: far sentire tutti a casa…e come dice Tata Susanna ”tutti hanno una casa in Africa” ed io mi sono sentita semplicemente così….a casa…

Ricorderò tutto! Il paesaggio che mi ha tolto il fiato quando andavo a Kuma Tsamè Totsi; la sabbia rosso fuoco; il sorriso dei bambini; quelle poche parole che ho imparato nella lingua locale; la voce di Mammà Togo; il gusto dell’ananas; il mare selvaggio di Lomè; la piccola Blassin che balla; il falò in mezzo al cortile della scuola; la prima volta che mi sono seduta in quei banchetti minuscoli di legno; gli occhi della bella Davì la maestra dell’asilo; l’abbraccio di Tata Susanna; l’aereo che riparte ed io che penso “à bientòt Africa”…

Merci!

Paola

 

Davide

Davide

Sorriso. Gioia. Semplicità. Curiosità. Bambini. Povertà. Gioco. Amicizia. Rispetto. Dignità. Caldo. Sudore. Fatica. Terra. Comprensione. Ammirazione. Natura. Unione. Eleganza. Musica. Magia. Buio. Coccole. Pace. Tradizione. Sacrificio. Pazienza. Sole. Pioggia. Ingegno. Orgoglio. Sogno. Progetto. Coraggio. Entusiasmo. Divertimento. Stupore. Colori. Forza. Accoglienza. Incertezza. Storia. Piedi. Danza. Sangue. Vita. Arte. Meraviglia. Speranza. Amore.

Questo è quello che l’Africa mi ha donato.

Il sorriso che mi ha accolto appena ho toccato terra in Togo, il sorriso che mi ha accompagnato per tre settimane, il sorriso che mi è rimasto nel cuore una volta tornato. La gioia di un popolo semplice, povero, dignitoso.

Il gioco dei bambini, ma anche dei grandi. La loro innata voglia di giocare, di essere amici, di conoscerti, ti salutarti, di ricevere amore, di ricevere pace. E darti pace.

La curiosità nel capire, nel conoscere una cultura che alla fine si è rilevata la più naturale, la più semplice perchè quella vera.

La fatica nell’affrontare l’Africa, perchè l’Africa ti mette alla prova. L’africa è natura, l’Africa è contraddizione. L’Africa è sudore, è sole, è pioggia. L’Africa è sacrificio, è comprensione, è pazienza. L’Africa è tradizione, è origine. E’ magia.

La magia della notte, del buio più profondo, che avvolge ogni cosa e avvolge la tua mente, i tuoi pensieri. Fino a quando ti meravigli di come sia tutto così semplice, di come la luce ogni giorno prenda il posto del buio e riempia la giornata di colori; i colori della terra, i colori dei bambini, i colori dell’anima, l’anima che si spoglia di quei vestiti grigi e inizia a danzare insieme a loro.

L’Africa è danza, è musica, è arte, sono piedi nudi che calpestano terra rossa, che sanno dove andare, ogni giorno, guidati da quella che noi chiamiamo tradizione, ma che per l’Africa non è altro che la vita quotidiana.

Una vita fatta di orgoglio, di speranza. Di amore.

Questa è l’Africa. Questo è il Togo.

Akpé Africa.

Elisa e Mauro di Accorciamo Le Distanze Onlus

Il nostro arrivo al villaggio “un’emozione difficile da trascrivere”

10940442_10204521493371774_7239628483695834847_nL’arrivo al villaggio apre, come ogni volta, le porte all’allegria, si sente nel cuore quella sensazione magnifica immersi dal profumo di casa, avvolti da un senso di accoglienza che riempie il cuore. I sorrisi anticipano gli abbracci o la stretta di mano che in Africa nessuno ti nega, offrire la mano e porgere i saluti è parte della cultura di questo popolo gioviale e contraddittorio, ogni persona che si incontra ti porge il suo personale “Bien arrivè”. Io scendo dalla macchina stracolma di bagagli per far salire un ragazzo capace di dare indicazioni all’autista per affrontare l’ultimo pezzo di strada accidentata che porta alla Maison. Appena sceso dalla macchina vedo in lontananza Vivi uscire da un casetta di mattoni e fango, urla di gioia e mi corre incontro, mi abbraccia commossa con gli occhi lucidi di gioia, trattengo le lacrime con difficoltà. Subito Vivi si accorge che Ely non è accanto a me,  gli occhi diventano all’improvviso freddi congelati e mi chiede con voce spaventata “Ely” “Ely” “Ely, la mia risposta non termina perchè capisce che è all’interno della macchina che era appena transitata, senza pensare incomincia a correre dietro la macchina urlandomi “scusa, scusa” …..La macchina poco dopo rallenta e ai miei occhi prende vita un momento di una tale intensità che difficilmente riesco a trasmetterla; Ely dall’interno della macchina assiste alla scena senza riuscire a trattenere le lacrime la forte emozione del momento, esclama all’autista di fermarsi, scende con la macchina ancora in movimento  e corre incontro a Vivi che ha il volto ricoperto da uno strato di polvere solcato dalle lacrime,  Vivi urla il suo nome “Ely… Elyyyy” e con tantissima emozione si stringono. Questo è il saluto più bello che io abbia mai potuto vivere con i miei occhi… pochi secondi dopo arriva Susy e tutti i bimbi che giocavano presso il cantiere della Maison in attesa del nostro arrivo. Clementina assiste alla scena, ovviamente i calorosi abbracci avvolgono anche lei che ancora non conoscono lasciandola stupita per una così gioiosa accoglienza.10896963_10204521366208595_6969905762165797346_n (1)

Il mio sguardo cade alla ricerca delle nostra piccola scimmietta Diane a cui siamo molto affezionati ma non è nel villaggio arriverà dopo le festività del Natale.

Abbandonata la macchina e scaricati gli immensi bagagli ci ritroviamo ogni volta con decine di persone che ci trasportano qualsiasi cosa. Come arrivi nel villaggio ti accorgi della solidarietà con cui vieni accolto nessuno ti lascia solo a compiere un lavoro e cosi eccoci nella “nostra” casa, eccoci arrivati alla Maison.

Tratto da Diario di viaggio 28 dicembre 2014 – 16 gennaio 2015 Togo